Il
terrorismo è sempre
una risposta. Non è solo la follia omicida di qualche povero
pazzo. Non è l’odio religioso. Non è lo scontro
etnico. Non è la jihad. Il terrorismo è una delle
possibili risposte all’esasperazione.
L’occidente
Se l’occidente pensava di potersi arricchire e lasciare i
tre quarti del mondo nella più assoluta miseria si sbagliava
di grosso. Da troppo tempo l’occidente calpesta i diritti
di centinaia di milioni di uomini, promuove guerre imperialiste,
massacra, ignora la fame, le carestie e le epidemie solo perché riguardano
paesi geograficamente lontani dal “Nord del mondo”.
Eravamo convinti di poter lasciare il resto del mondo a morire
di fame in mezzo alle mosche (come succede ogni giorno in Africa
e non solo) e di poter noi continuare a crescere e prosperare,
a costruire città, a vivere di sfarzo. Quanto più l’occidente
si arricchisce, tanto più aumenta il divario economico con
gli altri popoli. Ecco l’esasperazione che cresce nell’animo
di chi si sente abbandonato. Di chi vede da una parte l’oro
e dall’altra il fango. Di chi si sente sfruttato ogni giorno
dalle multinazionali che continuano a vendere ai paesi poveri i
loro materiali di scarto per riprendersi dalle crisi economiche.
Di chi offre ogni giorno manodopera a costi irrisori. Di chi vive
nelle baracche. Di chi ha i carri armati del nemico imperialista
sotto la finestra di casa. Ecco la risposta del terrorismo, del
fenomeno dei “kamikaze”, ovvero di gente qualsiasi
che decide di combattere il nemico occidentale con l’unica
arma che ha.
Oggi li condanniamo. Sono i nostri nemici.
Terrorismi
“Lotta al terrorismo”. Questa è la parola d’ordine. È partita
da Bush, è arrivata in Italia, ora se ne sono appropriati
tutti, da destra a sinistra. Ma quale terrorismo? Ce n’è uno
solo? Quali sono le ragioni che spingono i terroristi ad imbottirsi
di tritolo e gettarsi verso il nemico? Sono le stesse ragioni per
tutti? No. Il terrorismo palestinese nei confronti di Israele non è la
stessa cosa del terrorismo di Al Qaeda. Il terrorismo ceceno non è la
stessa cosa del terrorismo di Bush. Ogni terrorismo ha le sue ragioni
e i suoi obiettivi. La Palestina resiste all’occupazione imperialista
di Israele. Al Qaeda è capeggiata da Bin Laden, un grande
petroliere, quindi siamo nell’ambito degli interessi economici.
Il terrorismo ceceno mira all’indipendenza di un popolo. Bush
colpisce la popolazione irachena (e non solo quella) con bombe e
raid (e non è terrorismo?) per avere il controllo di un territorio
ricco di petrolio.
Tanti terrorismi diversi, difficili da capire, che hanno radici
profonde. Ma nei media diventa tutto semplice: noi siamo i buoni,
loro i cattivi. Bisogna combattere il terrorismo.
L’escalation terroristica mette paura. Ma sono solo l’inevitabile
risposta ad un occidente che ha sempre pensato solo a se stesso,
che si è preoccupata prima di tutto della sua stabilità economica.
I media
I media che ascoltiamo sono occidentali. Stanno dalla “nostra” parte.
E allora esaltano quello che è giusto e condannano quello
che è sbagliato. Sono quelli che parlano di terrorismo ceceno
senza spiegare la situazione Russia-Cecenia, la sporca politica
di Putin; sono quelli che identificano il nemico con una persona:
prima Bin Laden, poi Saddam Hussein, poi sarà qualcun altro.
Purchè si abbia la faccia da odiare, il nome da maledire.
E hanno torto. Sbagliano continuamente. Si vede dal fatto che è stato
catturato Saddam, e Bin Laden è probabilmente già nelle
mani degli americani, ma il terrorismo non si è fermato. È evidente
che il fenomeno è un po’ più complesso e andrebbe
analizzato in maniera più profonda, più critica.
Ma no, il telegiornale deve durare mezz’ora e deve parlare
anche di sport e spettacoli, quindi tempo non ce n’è.
I quotidiani sono letti da sempre meno gente e poi deve lasciare
lo spazio a box, tabelle, grafici e quindi spazio non ce n’è.
La radio ha dei notiziari ancora più corti di mezz’ora
sennò poi la gente cambia stazione.
Ecco cos’è l’informazione oggi. Continua a capeggiare
la logica economica e utilitaristica, anche in situazioni drammatiche
come quella in cui viviamo.
E allora cosa ci sentiamo dire al TG? Che c’è lo scontro
etnico, che gli arabi conducono la loro jihad. Ma di chi è la
responsabilità di questa situazione? Chi ha creato l’odio?
Come uscirne?
Qual è la soluzione a questa “crisi internazionale”?
Sicuramente non la guerra di Bush. La soluzione è politica
e deve puntare a ridurre progressivamente lo squilibrio economico,
fino ad eliminarlo. Senza uguaglianza economica non ci può essere
la pace. Senza l’eliminazione della logica del profitto,
non ci potrà mai essere rispetto per l’altro.
Ivan
Perozzi
18/09/2004