Quarantanove anni di vita di cui i primi sedici passati a cambiare continuamente città con la sua famiglia, la tossicodipendenza di un ragazzo non benestante e l'accusa per due omicidi legati agli ambienti che frequenta.
Una fidanzata al momento dell'arresto che muore in un incidente mentre lo va a trovare in carcere.
Ventun'anni di carcerazione fra il Mississipi e la Florida trascorsi in celle minuscole, due ore da trascorrere all'aperto due volte alla settimana ed una gran solitudine.
Di questa parte di storia emergono frammenti durante le due giornate di colloquio che ci sono state concesse, dalle nove di mattina alle tre di pomeriggio, anche in considerazione della distanza e del fatto che le visite per Donald sono rare.
Ma emerge anche un aspetto della sua vita in carcere sicuramente più inaspettato.
Donald è un uomo che dalla sua cella dalla finestra minuscola e dotata di sbarre tiene gli occhi ben aperti sul mondo.
La televisione e la lettura della versione in inglese di “Le monde diplomatique”. Gli interessi che coltiva nonostante le limitazioni della sua condizione, con la lettura di riviste che parlano di moto e di meccanica che passano di mano in mano fra tutti i detenuti. La corrispondenza con Marco che gli manda notizie delle attività della Comunità di Sant'Egidio nel mondo (corredate di cartine, foto, notizie sui paesi), con la scuola elementare Coppino di Novara (i cui bambini sono diventati ormai per tutta la sezione che ospita Donald i “Coppino's kids”), con gli anziani di un istituto che gli dedicano preghiere e belle cartoline.
E' un uomo con tante cose ed amici di cui chiedere e discutere, quello con cui ho passato quelle ore attorno al tavolino d'acciaio del parlatorio; uno che è curioso di sapere delle guerre civili in Africa e delle nostre vite, che ha voglia di conoscere una vita diversa da quella che ha fatto.
Donald sostiene come può il bene di cui viene a conoscenza. Ha pochissimi soldi con cui acquistare all'interno del carcere quello di cui ha necessità, ma ha mandato ai bambini della scuola elementare con cui corrisponde venticinque dollari per un'iniziativa a favore della cura dell'AIDS in Mozambico a cui stavano lavorando; “perché i bambini vanno incoraggiati, devono sapere che è una cosa importante quella che stanno facendo”. Raccoglie firme fra gli altri detenuti per sostenere gli appelli urgenti per tentare di salvare la vita a condannati a morte di diversi paesi del mondo e poi li spedisce ai governi coinvolti.
Le ore passano, inframmezzate dalla conta dei detenuti che qui le guardie eseguono facendoli alzare dai tavoli e allineandoli ad una parete.
Si parla tanto (nonostante il nostro inglese non proprio perfetto), anche dei carceri italiani.
Si scherza, si ride giocando a briscola, guardano i figli piccoli di alcuni detenuti che sgambettano nella stanza.
Mangiamo panini molto americani che si acquistano al parlatorio e possiamo anche farci fare delle foto insieme.
E' domenica, vediamo arrivare le tre sul grande orologio appeso in fondo alla sala colloqui. I saluti sono abbracci forti e un po' commossi.
Donald ci aspetta l'anno prossimo.
Ci mettiamo in coda per l'uscita e lo vediamo, a sua volta in attesa, con la casacca arancione sul cui retro, noto ora, è scritta a pennarello la taglia per permette una rapida distribuzione dopo il lavaggio comune.
Parliamo un po' meno del solito allontanandoci dal carcere.
Penso al valore enorme che può avere una lettera in carcere: la possibilità di allacciare un'amicizia duratura e sincera, di allargare le sbarre creando uno spazio libero per il pensiero. Rifletto, una volta di più, sull'amicizia che in Italia mi lega ad uomini condannati all'ergastolo e sulla fortuna di vivere in un paese che ha abolito la pena di morte.
Pensiamo all'inutilità di una pena che vuole insegnare a non uccidere uccidendo, che nega la possibilità del cambiamento delle persone. Parliamo di Donald felice per la visita, della sua partecipazione alla vita: davvero l'amore è più forte della morte.
Pensiamo al suo nuovo processo di febbraio ed alla possibilità della commutazione della sua pena.
Donald ci aspetta l'anno prossimo.
Giuliana Osella
27/10/2005