| home | chi siamo | controinformazione | dossier | opinione | cultura | guestbook | newsletter | links | invia i tuoi articoli | scrivici |

Menù

Ultimi articoli

Scrivere su
ControCorrente

Inviate i vostri articoli o le vostre opinioni all'indirizzo:
info@controcorrente.info Saranno pubblicati quanto prima

Top links
Dossier
< Torna all'archivio
Dalla P2 a Forza Italia - Pagina 2

2. L’ASCESA DI BERLUSCONI SOTTO IL SEGNO DELLA P2
L’ascesa di Silvio Berlusconi nel mondo dell’imprenditoria comincia nel 1962 e avviene per anni nell’ombra della lobby creata dagli appartenenti alla Loggia. Ne 1977 addirittura la loggia P2, celata ma ormai ben annidiata nella destra della Democrazia cristiana, arrivò a manifestare “pubblico affetto” a Silvio Berlusconi tramite il presidente della Repubblica Giovanni Leone (amico personale di Gelli), che lo fregiò del titolo di “Cavaliere del lavoro” insieme a Gianni Agnelli, a soli 40 anni e nonostante Berlusconi si fosse sempre dichiarato estraneo alle proprietà delle società presso le quali orbitava. Questa collusione di intenti culminò infine nel 1978 con l’affiliazione dello stesso Berlusconi agli elenchi della loggia. L’appoggio che il Cavaliere otteneva dalla P2 non era certamente spassionato, ma aveva dietro una strategia ben precisa: il giovane e rampante imprenditore era stato infatti indivuato da Gelli e compagni (anzi fratelli) come l’uomo che avrebbe fatto al caso loro per la realizzazione di molti punti fondanti del “Piano di Rinascita”. E questo connubio durò di lì in avanti per molto tempo, e paradossalmente, potremmo dire, non si è ancora mai spezzato. Nel 1962, dunque, Berlusconi entra nel campo dell’edilizia: tramite alcune società chiamate Edilnord, che cambieranno più di una volta denominazione sociale, managers, prestanome, e che godevano di misteriosi finanziamenti svizzeri, Berlusconi si occupava di comprare terreni, procurare licenze edilizie e rivendere gli appartamenti edificati. Ma a partire dalla seconda metà degli anni settanta il mercato edilizio entrò in crisi e Berlusconi rischiò il fallimento. A salvarlo fu Ferruccio De Lorenzo, che per l’Enpam (Ente Nazionale Previdenza e Assistenza Medici), di cui era presidente sotto il governo Andreotti, iniziò ad acquistare a prezzi ipermaggiorati gli stabili berlusconiani. Mai era successo prima di allora che l’Enpam acquistasse immobili da un privato (si trattò inizialmente di due alberghi nel milanese), eppure da lì in poi si sviluppò un vero e proprio sodalizio massonico e affaristico che durò fini agli anni novanta e che fruttò a Berlusconi benefici immensi ed uno sbocco commerciale e finanziario provvidenziale.  Non era certo un caso che Ferruccio De Lorenzo, ex parlamentare Pli, fosse iscritto alla loggia P2. Mino Pecorelli, scomodo giornalista dell’agenza Op, ex piduista “pentito”, tre mesi prima di essere assassinato (marzo 1979) scriveva a proposito: “Silvio Berlusconi, noto costruttore milanese, è uscito dalle difficoltà finanziarie che lo angustiavano a causa dell’equo canone. […] Per fortuna sua Carmelo Conte, un palermitano dalle mille maniglie, gli ha fatto vendere all’Ordine dei medici appartamenti di Milano2 per 33 miliardi”. Berlusconi, con le sue società e sorretto da anonime fiduciarie e dai finanziamenti del maggiore istituto di credito italiano, la Banca Nazionale del Lavoro, e dal Monte dei Paschi di Siena, che a partire dal 1978 erano ormai saldamente sotto il controllo di dirigenti affiliati alla P2, aveva intanto potuto realizzare la costruzione di diversi centri residenziali, vere e proprie città satelliti, tra cui le più importanti erano Brugherio, con la quale era iniziata l’avventura berlusconiana, la Milano 2 citata da Pecorelli, e Milano 3, in fase di realizzazione. Milano 2, soprattutto, completata nel 1979, fu al centro di uno scandalo dalle grosse proporzioni: Berlusconi, preoccupato dalla svalutazione economica causata dall’inquinamento acustico del nuovo centro, che sorgeva sulla rotta degli aerei in partenza dal vicino aeroporto di Linate, riuscì a convincere praticamente da solo, e con l’appoggio del parlamentare Dc Egidio Carenini (piduista) l’Aviazione Civile a cambiare le rotte aeree a scapito di altri otto comuni del milanese, che si videro invasi dagli aerei. Inoltre, Alitalia, Air France e Klm denunciarono l’assoluta pericolosità delle nuove rotte per le operazioni di decollo e atterraggio. Voci che rimasero inascoltate, o comunque prive di forza di fronte alle carte in mano a Berlusconi: d’altra parte, il Cavaliere godeva nell’affare di tutta la benevolenza della loggia segreta, già ben introdotta nei gangli della Dc e del Partito Socialista, il più forte per tradizione a Milano: tant’è che il progetto andava a nozze con uno dei punti inseriti nel “Piano di rinascita democratica” riguardanti il piano edilizio, ovvero quello che prevedeva una legge che imponesse alle Regioni il ricorso al sistema dei comprensori obbligatori sul modello svedese: esattamente ciò da cui traeva l’esempio la cittadella-comprensorio di Milano 2, per la costruzione della quale Berlusconi si era anche recato in Svezia personalmente.

La longa manus della P2 nei programmi doveva arrivare a toccare anche alcuni dei maggiori quotidiani nazionali, e anche in questo campo Berlusconi fu in prima fila in quegli anni. Tutto avviene nel 1977, quando Berlusconi diventa azionista (prima di minoranza, poi di maggioranza) del “Giornale Nuovo” quotidiano fondato da Montanelli in contrapposizione alla gestione sinistroide del Corriere della Sera di Piero Ottone. Quella del neo-Cavaliere non fu certo una mossa imprenditoriale, dal momento che si trattò di un acquisto molto oneroso e che il Giornale si mantenne costantemente in deficit, ma strettamente politico (contrastare l’avanzata del Pci). Nello stesso anno, la P2 entra in possesso anche del controllo del Corriere tramite l’affiliazione di Angelo Rizzoli, editore, e di Bruno Tassan Din, direttore generale della testata e parlamentare Dc, e forti mutamenti nel consiglio di amministrazione. Ottone si dimise, e al suo posto proprio Berlusconi si mosse per far insediare Franco Di Bella, che a sua volta entrò a far parte della P2. Così, mentre da un lato Berlusconi dichiarava di voler mettere a disposizione della destra Dc il Giornale, che infatti iniziò ad ospitare firme di numerosi piduisti, tra cui Antonio Martino, dall’altra apparirono sul Corriere lunghi articoli a sua firma, e nonostante ufficialmente il Cavaliere non occupasse ruoli all’interno del Corriere aldilà di quello di opinionista, il Cavaliere, intervistato da Giorgio Bocca per “Repubblica” il 17 maggio 1979, ne parlò come fosse l’editore (“Ai dirigenti attuali piace soprattutto premere l’acceleratore. Anche a me piace, ma ho l’avvertenza di tenermi al fianco alcuni frenatori”). Nel frattempo, era il 16 marzo del 1978, le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro, fautore dell’accordo di maggioranza della Dc col Partito Comunista e per questo politicamente inviso a Berlusconi e alla P2. Ebbene, il “Giornale Nuovo” e il “Corriere della Sera” furono i maggiori sostenitori della linea della fermezza durante i due mesi del rapimento: lo Stato non doveva, assolutamente, trattare coi terroristi (non si è mai potuto appurare che tipo di rapporti ci possano essere stati tra i brigatisti e i piduisti infiltrati agli Interni), anche al prezzo della vita di un deputato: scelta che può avere le sue ragioni, ma la morte di Moro favorì senz’altro le strategie politiche di Gelli e compagni, segnando la fine della politica di solidarietà nazionale, sancita poche settimane dopo da una pagina del Corriere che delineava i nuovi scenari politici italiani (nuova politica edilizia, allontanamento del Pci, più forza all’ala Dc anticomunista): le firme di Berlusconi e De Carolis (destra Dc, piduista), più un’intervista a Bettino Craxi, che era espressamente citato nel Piano come possibile referente della P2 e che non a caso, di lì a poco, si espresse per una revisione in senso presidenzialista della Costituzione.

Ma il passo più importante di quel periodo, naturalmente, fu per Berlusconi la fondazione della Fininvest, e anche questa avvenne sotto lo stesso benevolente segno. Una prima Fininvest srl nacque nel 1975, poi assorbita dalla Fininvest Roma srl costituita nel 1978 da due fiduciarie della Bnl, Servizio Italia e Saf. Ora, mentre, come già messo in evidenza, la Banca Nazionale del Lavoro era tra gli istituti di credito italiani il pù esposto all’influenza della loggia, che contava su ben nove infiltrati tra i suoi massimi dirigenti, la Servizio Italia venne alla cronache perché presente in tutte le vicende del bancarottiere mafioso e piduista Michela Sindona, perché presidente e segretario (Ferrari e Graziadei) erano iscritti alla P2, perché tramite Servizio Italia operavano Rizzoli e Tassan Din, perché la stessa loggia P2 si avvalse di essa per una miliardaria operazione speculativa con la Savoia Assicurazioni. E il pieno controllo del sistema bancario (previsto naturalmente nel Piano) sarebbe dovuto passare anche per l’insediamento di Berlusconi, tra il 1978 e il 1979, ai vertici della Cariplo, ma purtroppo questa volta l’obiettivo svanì: troppo pochi piduisti coinvolti nell’ambiente, anche se l’affare fu soltanto rimandato, se è vero che nel 1993, prima dell’insediamento di Franco Tatò ai vertici di una Fininvest in deficit e commissionariata, la Cariplo risultò essere la maggiore creditrice (senza grandi garanzie) del gruppo del Biscione.

 

   

 

Solidarietà e Stima a:

 

Motori di Ricerca

ControCorrente è a cura di Giorgio Bozzetti e Ivan Perozzi. Tutti gli articoli presenti sono esenti da copyright e possono essere copiati, trascritti, rivisitati, commentati e linkati liberamente, previo avviso all'autore dell'articolo.