Scorrono le
riprese , con le immagini di borgate romane vecchie e macilente,
tra stradine polverose, case fantasma, mucchi di materiali e vecchi
mattoni, nel panorama della tuscolana e dell’Appia antica, con le sue vestigia, i suoi relitti
di mura romane, che sembrano cadaveri d’ere paleolitiche,
o tumuli lunari di qualche razza aliena, fuori dal mondo e dal
tempo;colline di rena, stradette sterrate, questi gli ambienti
e i luoghi, protagonisti dei film proletari o proletarizzati,
dei film di Pasolini, dal vero. Con la sua ricerca, angosciata,
quasi inquietante, di casi umani, di figure e personaggi popolani,
tratti dalle strade e i marciapiedi, dell’hinterland e
la periferia romana. Un cammino compiuto, a ridosso, dei ceti
meno abbienti, alle soglie della povertà, del degrado
urbano e della ghettizzazione, dei quartieri poveri e limitrofi
della grande città, dove i tram non arrivano, mancano
i servizi e le strutture. E Pasolini, figlio d’un
generale, reincarnato nelle spoglie di scrittore e poeta moderno,
bazzicava tra questi caseggiati, queste borgate spettrali e abbandonate,
quasi come compiendo un cammino di redenzione ed una ricerca
interiore, del diverso;puntando la cinepresa sull’emarginazione
e il decadentismo, d’uno sviluppo sociale e urbano italiano,
pieno di dislivelli e contraddizioni , cocenti. Con il dissesto
e il degrado dissennato, di speculazioni edilizie, il menefreghismo
dei potenti e delle istituzioni, nei confronti della massa dei
più poveri, degli inascoltati e degli ultimi. Pasolini,
uomo e scrittore, improvvisatosi, poi, anche neo-regista, dai
molti ed insospettati colpi di genio, o comunque pieno di idee
e di risorse creative , nascoste. Una figura, un uomo, dal carattere,
e profilo interiore e spirituale, dalle scelte personali e con
atteggiamenti etici e morali, a volte opinabili e discutibili,
a ridosso avolte del populismo rimarcato e da un gusto a tratti, un
po’ morboso ed ossessivo, per i giovani di strada, le lucciole
e le donnine perse, con una curiosità a volte polemica
e provocatoria, a cui sembrano confluire, spesso, atteggiamenti,
di cercatore di chicche e cose chich, da antiquario in vena di
stranezze e cineserie. Con questo volersi a tutti i costi, confrontare
e riferire, ad un mondo di borgate e di bisogno di povera gente,
in cui lui, non c’entrava molto, e c’era capitato,
un po’ per caso. Un attrattiva per questo piccolo mondo
antico, per questi quartieri da Remi senza famiglia, che a tratti
faceva discutere, e che a volte, rendeva perplessi, perché non
si capiva bene, dove lo scrittore, volesse arrivare, forse non
lo sapeva nemmeno lui.
Ciò non
toglie, e bisogna dare atto, all’uomo Pasolini, il suo
talento, l’estro creativo, che facevano di lui, un poeta
scrittore, di indubbia capacità;soprattutto, spiccava
in lui, forte, il sentimento poetico, un animo delicato, soprattutto
una rara sensibilità artistica e letteraria, piena d’intuizioni,
e di ricerca attenta di quel mondo, drammatico e selvaggio, fatto
di periferia, di drammi e alienazioni sociali, di mancanza di
case e di lavoro, di avviimento e decadentismo umano, a cui porta
la povertà, ed i bisogni essenziali, insoddisfatti. Pasolini,
sembrava in certi momenti, appartenere ad un mondo astratto,
ad un'altra razza in estinzione, dell’intellettuale popolano,
per il popolo. Una figura romantica, un po’ nichilista
e crepuscolare, con accenni e tematiche a volte intricate , difficili
e contraddittorie , che hanno fatto dell’uomo Pasolini,
un fenomeno e un caso sociale. Intorno a cui, sono germinati,
come per tutti gli scrittori, dibattiti, , polemiche ed accuse.
Come scrittore, sono noti, le sue cronache e descrizioni, in
particolare, dei quartieri, più depressi e sottosviluppati,
con un attenzione, ai rapporti umani ed ai casi umani, spesso
drammatici e struggenti. Ma e forse questo è un peccato, è soprattutto
per i suoi lavori, diciamo, più plateali e spettacolari
nel cinema, che Pasolini è soprattutto ricordato. A cominciare
dai suoi rapporti, con un ormai attempato e sconsolato Totò,
che al tramonto della vita e la carriera, trovò una nuova
ventata, di entusiasmo e di vivacità, interpretando i
film del regista Pasolini, Uccellacci e Uccellini, a fianco di
Ninetto Davoli, attore on the road, e dalla strada recuperato;immaginando
un fantasioso viaggio di padre e figlio, tra quartieri grigi
e tristi, a fianco d’un misterioso corvo ideologico, che
con i due porta avanti, una retrospezione della storia, e riflessioni
esistenziali e sociali, a volte politiche e polemica, su aspetti
dell’esistenza e della vita, che a volte sono oscuri per
lo spettatore, che si limita a divertirsi, seguendo il comico
Totò, che salva il film, con le sue gag, e trovate gigionesche
e clouwnesche. Sempre con Totò, Pasolini, a poi girato
l’episodio, Dove volano le nuvole, insieme a Franco Franchi
e Ingrassia, che da una parte ripropone, la storia di Otello
e la sua gelosia, in una chiave originale, in cui gli attori
sono povere marionette, tirate dai fili, d’un destino,
fatuo ed atroce, come per sottolineare, l’assurdità e
la vanità della vita, che appare vuota e senza senso.
Un cenno, merita anche la canzone del film , scritta dall’autore,
con Modugno, che spesso, si sente in giro. A parte la parentesi
Totòniana, c’è poi da ricordare, il film
famoso, forse il più riuscito di Pasolini, con Franco
Citti, altro attore rimediato un po’ per caso, dalle borgate,
in Accattone, una storia di degrado morale e spirituale, in cui
il personaggio di accattone, un poveraccio che vive d’espedienti,
si muove tra figure e personaggi, grotteschi e squallidi, tra
sfaccendati e profeti di strada, in un crescendo di povertà e
miseria, che culmina con la morte del protagonista. E’ il
film, più compiuto, completo e indovinato dello scrittore,
un po’ la summa, dei suoi studi e le ricerche tra questi
quartieri fatiscenti e rustici, sino all’eclissi, del progresso
e dello sviluppo.
Non
c’è sviluppo per i poveri, sembra ribadire l’autore,
né salvezza morale, o religiosa.
A
questo film è poi seguito, quello di Mamma Roma, con una
grande , incontenibile Anna Magnani, che supporta una storia
squallida, con il suo istrionismo;una vicenda che vede una madre,
alle prese con i problemi d’un figlio, ribelle e tormentato,
da una società gretta e grigia, senza speranze, né vere
prospettive. In cui , il protagonista, ancora una volta, trova
una morte solitaria e disperata. Questi film, non facili, per
situazioni ed ambienti, con una tematica spesso oscura e complessa,
spesso lasciano un po’ freddino lo spettatore, ma alcuni
particolari, alcune idee, nel complesso non sono malaccio. In
Pasolini, la stranezza , l’ambiguità e l’originalità,
erano dettagli , non da poco. La morte dell’autore , proprio
tra quei quartieri desolati, che tanto amava, quasi quelle strade
di dolore , fossero presaghe della sua morte violenta e insensata;ha
lasciato tutti di sorpresa, con altre discussioni, e riflessioni
sullo scrittore scomparso, valorizzato dalla morte, ma mai completamente
capito;una morte, che ha visto, una grande risposta emotiva del
popolo semplice, cui l’autore , aveva dedicato tanto lavoro.
E poi, ci sono state, prese di posizione, di scrittori e colleghi,
come Moravia, che ha tuonato, sottolineando la figura unica ed
irripetibile dello scrittore, che è sempre un fenomeno
raro ed inspiegabile. Ora, col senno di poi, si guarda alla figura
di Pasolini, con più indulgenza e pazienza, quasi se ne
fosse finalmente intuita l’eccezzionalità, in un
mondo, che di scrittori non ne dà molti;e su di lui fosse
scesa, finalmente, una patina di poesia e comprensione.
Stefano
Merialdi
21/07/2003