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Cultura

Non Cogito Ergo Digito
Riflessioni dopo la lettura di "Non Cogito Ergo Digito" <romanzo a più pretese> di Antonio Rezza (Bompiani Editore)

Ho sentito il nome di questo scrittore e regista teatrale e di corto/lungometraggi non ricordo bene in quale occasione,forse su un giornale o forse ho visto questa copertina in una libreria e mi ha colpito,tanto da decidere di comprarlo. E' semplicemente geniale.
E lo è già nella prefazione,anzi "strafazione" come la rinomina lo stesso Rezza: "E qui mi trovo in sintonia,una bella strafazione per gridare ai quattro venti che io strafaccio con la sola forza della disperazione:strafaccio con il pensiero rivolto fisso a quando non potrò più strafare. Strafaccio ora,strafaccio oggi ma,probabilmente,non strafaccio abbastanza".
Il libro descrive una serie di situazioni grottesche,storie stravolte e frenetiche,personaggi inventati ma dai tratti riconoscibili perché profondamente tipici della nostra umanità,in esso ci si imbatte in improbabili e ripetuti tentativi di definizione di parole di uso comune -una su tutte "dicesi recinto quel reticolato di certezze immaginario che rende il possessore fiero delle inutili iniziative svolte all'interno dell'ambiente recintato"-,e Rezza è capace di usare la lingua italiana con una libertà straordinaria. Le pagine sono montate una dopo l'altra senza continuità spazio-temporale e senza una logica apparente se non quella della comicità e del paradosso.
"Iniziando a pensare a quanti possibili risvolti può avere una storia,non c'è da sorprendersi di fronte a questo ammasso di vicende che cozzano tra di loro sprigionando scintille narrative di rada intensità" si legge.e poi non ti scappa subito di dire "però.. modesto!", perché già dalle prime pagine ti rendi conto che è così;ciò che i tuoi occhi stanno assorbendo sono autentiche scintille di genio.
Alla fine l'autore spiega il modo in cui la scrittura ha preso corpo,dice che ha voluto sperimentare la "disattivazione del cervello durante il concepimento di idee",e che la sua è stata una scrittura automatica "che consiste nel far viaggiare le mani sulla tastiera del computer senza ipotizzare situazioni con la scatola cranica".
Mi piace l'idea delle parole scritte con un controllo minimo del cervello,col supporto dell'ironia soprattutto,perché probabilmente così le cose non si prendono troppo sul serio. Non mi piace quando si dà troppo peso alle parole (come accade spesso in quest'ultimo periodo parlando ad esempio di pacifismo,terrorismo),in questo modo si rischia di privarle del loro valore originario o di appesantirle di inutili alterazioni. Non voglio intendere che bisognerebbe parlare senza pensare a quello che si sta dicendo,ma che ognuno di noi deve poter comunicare a modo suo senza temere di non essere compreso se evita di rifarsi agli stereotipi culturali e linguistici del momento. Credo che una parola è una parola e basta,e cosa diversa è il significato che ad essa viene dato. Non mi piace quando si vuole a tutti i costi interpretare le parole degli altri secondo le proprie categorie mentali,e non so se sia una cosa inevitabile,se ci sia veramente qualcuno che abbia la capacità di essere tollerante col modo di esprimersi di chi gli sta intorno.

"Non Cogito Ergo Digito" mi ha fatto pensare all'importanza della parola e al suo limite forse,cioè quello di poter essere interpretata diversamente da persona a persona. Ho pensato poi al potere della comunicazione,e al suo limite quando i messaggi non possono essere compresi da tutti allo stesso modo e nello stesso momento. Infine ho pensato alla bellezza di parole autentiche,coscienti ma innocenti,bizzarre ma reali,strumenti rivelatori che arrivano alle orecchie di chi sa ascoltarle al di là di ogni manipolazione e censura.

Inevitabilmente,nel momento in cui termino la lettura di un libro,si fanno spazio nella mia mente alcune riflessioni.

Annarita Favilla
15/10/2004


 

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