Il popolo iracheno si trova, pronto o non pronto,
nella situazione di dover affrontare una nuova guerra, o meglio
un nuovo attacco le cui ripercussioni saranno sicuramente catastrofiche
e si prolungheranno nel tempo.
In un suo recente saggio sull'Iraq, Stefano Salvi
spiega come durante la guerra del Golfo del 1990-91, gli Stati
Uniti hanno lanciato sull'Iraq bombe all'uranio impoverito, di
cui ancora oggi il popolo iracheno subisce le conseguenze; addirittura
ogni mese in Iraq, da dieci anni a questa parte, muoiono circa
6.000 bambini. Bambini che, tra l'altro, non possono essere nemmeno
curati, poiché l'Iraq è vittima di un embargo imposto
dagli inglesi e dagli americani che, da quel dopoguerra, non gli
consente di importare quasi nulla.
Naturalmente di questa situazione le grandi potenze
imperialiste di USA e Gran
Bretagna non sono affatto scalfite,
ma sono piuttosto interessate all'Iraq in quanto territorio ricco
di petrolio. Il solito oro nero è l'unica materia cui gli
USA sembrano interessati. Per quanto riguarda gli scambi commerciali
in questo senso, la grande potenza occidentale ha inventato il
cosiddetto "oil for food": gli americani pagano il petrolio
americano in merce, vale a dire dando quei beni di sussistenza
alla popolazione irachena quali ad esempio medicinali, elementi
indispensabili per il buon funzionamento degli ospedali ecc.. Durante
i primi scambi i "pagamenti" sono più o meno regolari, ma
col passare del tempo i medicinali e il resto delle attrezzature
non arrivano o arrivano con incredibile ritardo. Questo avviene
perchè l'Iraq paga l'America (con il petrolio) anticipatamente
(perchè così gli impongono gli USA) e non ha quindi
il benchè minimo potere contrattuale. Spesso negli ospedali
iracheni arrivano medicinali scaduti, pezzi non funzionanti, attrezzatura
totalmente inutile. Lo stesso Stefano Salvi (già citato)
racconta di aver visto magazzini interi pieni stracolmi di medicinali
e attrezzature totalmente inutili.
Tornando al discorso dell'uranio impoverito, quest'ultimo è ormai
permeato nella terra, nelle falde acquifere..il che vuol dire che
in Iraq l'acqua è radioattiva, la vegetazione è radioattiva,
tutto è radioattivo! Tant'è che la classe dominante
in Iraq beve l'acqua di importazione turca (costo 1500 lire al
litro - per un veloce raffronto si pensi che la benzina nello scambio
Iraq-USA costa 20 lire al litro).
L'Iraq è quindi vittima di un vero e proprio
genocidio sistematico non impossibile da fermare.
Oggi la prospettiva di un'altra guerra in Iraq distruggerebbe
un popolo già in ginocchio, ma Bush sembra essere più interessato
a sapere se Saddam ha armi nucleari, magari come quelle che Saddam
usò contro l'Iran: di fabbricazione americana.
Ivan
Perozzi
19/12/2002
Il saggio sull'Iraq si trova sul libro:
"L'informazione deviata" - gli inganni dei mass
media nell'epoca della globalizzazione
a cura di: Davide Demichelis, Angelo Ferrari, Roberto
Masto, Luciano Scalettari.
Zelig editore