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Moratti: la Letizia delle aziende

La riforma Moratti, pensata ed attuata solo ed esclusivamente per le aziende private, porterà ad un impoverimento culturale e a serie conseguenze nel mondo del lavoro.

Il copione è sempre lo stesso: nuovo ministro, nuova riforma.
La riforma Moratti prevede una rivisitazione dei cicli scolastici, e un nuovo rapporto scuola-mondo del lavoro.

Nello specifico: il cosiddetto “Primo Ciclo” comprende la scuola primaria (ex elementari) e la scuola secondaria di I° grado (ex medie inferiori), con la differenza che la famiglia potrà scegliere se far iniziare il proprio figlio a 6 anni oppure a 5 e mezzo. Superato l’esame di Stato (a 14 anni), lo studente potrà accedere al cosiddetto “Secondo Ciclo”, scegliendo tra il Liceo e un’istruzione di stampo professionale. In questo caso la differenza sta nel fatto che un liceale, ad esempio, può decidere, dopo il quarto anno, di seguire l’ultimo anno di un istituto più professionalizzante. A 19 anni, l’esame di Stato e l’accesso ad una specializzazione professionale, oppure all’università, caratterizzata dal già collaudato 3+2.

Come si può facilmente osservare, le differenze sostanziali sono poche. Ma alcune sono fondamentali: Innanzitutto la cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”. Dopo i 15 anni, gli studenti si recheranno periodicamente in varie istituzioni lavorative quali aziende, centri pubblici ecc..(i cosiddetti stages o tirocini) e forniranno gentilmente manodopera gratuita. Questo, a detta della Moratti, li aiuterà a comprendere meglio il funzionamento del mondo del lavoro, anche se mettere timbri per una giornata intera (altamente specializzante!) significherà perdere l’occasione di studiare la poetica del Foscolo.

La riforma prevede inoltre delle classi più corpose e questo significherà il licenziamento di molti professori ancora in attività (già nel prossimo anno, solo in Calabria, perderanno il lavoro 190 docenti).

Ma non solo. La riforma abolirà la scuola “di massa” per impartire un percorso di studi, detto “di eccellenza”, agli studenti più dotati, che saranno le menti di domani, coloro che saranno in grado di mandare avanti egregiamente il sistema produttivo italiano. E gli studenti meno dotati? Semplice. Saranno la manodopera. In questo modo la riforma Moratti riproduce una struttura classista della società e dell’intero mondo produttivo.

Per concludere, la riforma dei cicli pensata dalla Moratti si inserisce perfettamente nella visione del Governo, che ha come obiettivo ultimo quello di legittimare l’attuale ordine sociale, generatore di disuguaglianza, e di rinforzare la subordinazione di alcune classi rispetto ad altre.

Per ulteriori informazioni sulla riforma, si possono scaricare dei grafici semplificativi all’indirizzo: http://www.istruzione.it/mpi/progettoscuola/index.shtml.

Ivan Perozzi
16/09/2003


 

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