Ogni giorno diverse
decine di milioni di persone di ogni nazione, età, razza
e religione entrano nei circa 25 000 Mc Donald’s sparsi per
il mondo. A prima vista, il “mondo di Mc Donald’s” sembra
un’ isola felice, piena di gente sorridente e cortese, arredato
da numerosi e colorati tavolini ai quali sedere comodamente per
fare due chiacchiere con gli amici mangiando un gustoso panino
o un cremoso gelato. Ma basta scalfire la superficie di questa
bolla paradisiaca che tutto il marcio ed il nauseabondo irrompono
prepotentemente sulla scena. Prendiamo in considerazione, ad esempio,
i vari Mc hamburger e Mc patatine: al contrario di quanto asserisce
l’autorevole volantino “Mc Donald’s. Tutto
il gusto della qualità” il cibo servito da Mc
Donald’s, oltre a provenire da allevamenti-lager, i feedlots,
in cui gli animali sono tenuti in minuscole gabbie e nutriti a
suon di ormoni e antibiotici, è letteralmente pieno di conservanti,
addensanti, coloranti, emulsionanti e tante altre salutari sostanze;
inoltre tutto è standardizzato con un rigore a dir poco
maniacale, dalla meccanica precisione che hanno le forme degli
alimenti, al loro gusto, al loro colore, e così via. Oltre
che recare danni alla nostra salute, Mc Donald’s, insieme
ad altri allegri compari come Burgher King e affini, è un
pericolo anche per l’ambiente. Le foreste tropicali vengono
distrutte a ritmo impressionante da queste società, le quali
usano defolianti per disboscare la giungla e costruire i ranch;
si calcola che solo per fornire a Mc Donald’s la carta per
un anno vengano distrutti circa 1200 kmq di foresta amazzonica,
e che ogni mese ne viene abbattuta un’area estesa quanto
il Piemonte.
Ma siamo appena all’inizio.
Di recente, durante il processo Mc Libel, nel quale due attivisti
inglesi denunciati da Mc Donald’s per diffamazione sono stati
riconosciuti non colpevoli (1998), sono state dichiarate veritiere
alcune accuse rivolte alla società, specialmente per quanto
riguarda l’inganno e lo sfruttamento dei bambini ed i bassissimi
stipendi percepiti dai suoi dipendenti. Mc Donald’s si proclama
infatti campione nella lotta alla disoccupazione, ma in realtà ne
approfitta per generalizzare la precarietà; inoltre il personale
reclutato è generalmente giovane e per il 66% femminile
(il che permette di avere degli individui molto più fragili
ed instabili), con un’età media di 22 anni, mentre
quella dei manager è di 26 anni ma 1’81% sono uomini,
fatto che denota una politica apertamente sessista. Sempre dalla
sentenza Mc Libel si legge che:”(. . .)(Mc Donald’s
in Inghilterra) usa pagare bassi stipendi ai propri lavoratori,
contribuendo così ad abbassare le paghe dei lavoratori nel
settore della ristorazione. (Mc Donald’s) è fortemente
contraria ad ogni forma d’unione sindacale dei dipendenti
nella loro catena di ristorazione “. Dipendenti spesso e
volentieri assunti e invogliati dalle promesse di una rapida carriera
nell’ambito della “Grande Famiglia”, basta dare
un’occhiata alla martellante pubblicità che da qualche
mese riempie le pagine dei giornali, piena di “autentiche” testimonianze
di come si sta bene da Mc Donald’s, e gratificati con idiozie
quali il titolo di “impiegato/a del mese”, che la filosofia
american-kitch del Mc Donald’s ha escogitato ad hoc per motivare
e rendere così più produttivi i propri lavoratori.
Flavia
Mosca
11/05/2003