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La legge Gasparri

Leggegasparri”: un’espressione ricorrente e inflazionata, sinonimo ed emblema di un periodo della nostra politica fondato sul muro contro muro tra governo e opposizioni.
Il governo si prefigge di ridefinire (“riordinare” in gergo) l’assetto del sistema mediale italiano, anche alla luce delle nuove tecnologie.
Un obiettivo tanto ambizioso non può che smuovere e far scontrare interessi e concezioni opposte.
Ecco i nodi principali della legge e il pensiero delle opposizioni.
 
SIC (articolo 15)
Con il “Sistema Integrato delle Comunicazioni” il governo definisce un sistema mediale e il suo paniere pubblicitario, del quale ogni soggetto può accaparrarsi al massimo il 20%.
Il dato numerico, di per sé, è poco significativo.
Nel SIC rientrano ricavi della più varia natura: canone e abbonamenti, pubblicità, televendite e telepromozioni, investimenti di enti e imprese, provvidenze pubbliche e ancora editoria scolastica, affissioni e guide telefoniche.
Il tetto del 20%, applicato ad un paniere di queste dimensioni, non sembra poter impedire la creazione (la conferma?) di posizioni dominanti.
Anzi, sembra tagliato su misura per il fatturato di Mediaset, di gran lunga il maggiore del settore: +50% circa di quello RAI (per la quale la metà del fatturato deriva dal canone), il doppio di RCS, più del doppio del Gruppo Espresso.
Sono previsti anche limiti speciali, detti “asimmetrici”: Telecom Italia (azionista de “La7”), detenendo il 40% della torta-ricavi delle telecomunicazioni, non potrà andare oltre il 10% del SIC; inoltre chi possiede più di una rete tv non potrà costituire nuove imprese, né acquisire partecipazioni in quotidiani, almeno fino al 31 dicembre 2008.
Gli editori della carta stampata, invece, possono acquistare da subito radio e tv, ma, nei fatti, non ne avranno possibilità fino a quando non saranno disponibili le nuove frequenze del digitale.
La FIEG, già preoccupata che la nuova legge sottragga risorse pubblicitarie ad un settore in crisi, sostiene che il nuovo sistema di trasmissione non andrà a regime prima del 2010-2012: nel frattempo non sarebbe garantita la necessaria “reciprocità”.
L’articolo 14 stabilisce che, al superamento del 20% del Sic da parte di un operatore, l’Authority per le Comunicazioni emani un atto pubblico e proceda eventualmente con le misure “deconcentrative” della legge Maccanico.
 
Privatizzazione Rai (articolo 20)
L’offerta pubblica di vendita è fissata per il 31 gennaio 2004, con un discutibilissimo limite dell’1% di azioni per singolo investitore: chi entrerà nel business senza avere voce in capitolo nella gestione dell’azienda, oltretutto così frammentata? E poi, quanto vale davvero l’azienda di viale Mazzini?
All’entrata in vigore dell’articolo, il 28 febbraio 2004, decade l’attuale CdA.
Le nuove norme prevedono sette consiglieri eletti dalla commissione di vigilanza parlamentare e due scelti dal Ministero dell’Economia. Quindi, tra questi ultimi, il CdA elegge il presidente, dal quale si dissolve l’attuale ruolo di garante.
La presidente Lucia Annunziata ha annunciato le sue dimissioni per quando la legge, come attualmente formulata, verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.
 
Digitale (art. 25)
Il passaggio completo delle trasmissioni televisive dall’analogico al digitale è già previsto dalla legge 66/2001, scadenza 2006.
La Gasparri si prefissa di agevolare la transizione, fissando scadenze parziali per la Rai, il cui segnale digitale dovrà coprire il 50% della popolazione entro il 2004 e il 70% nel 2005.
Obiettivi troppo ambiziosi, si dice, per un servizio pubblico dai conti dissestati e privo delle necessarie risorse tecniche, considerata anche l’esperienza delle tv (digitali) satellitari, le cui difficoltà hanno suggerito ad alcuni stati UE di fissare scadenze più lontane della nostra, come il 2010.
Secondo indiscrezioni trapelate negli ultimi mesi, Mediaset potrebbe lanciare una prima offerta “digitale-terrestre”, destinata al 50% della popolazione, entro questo Natale.
Giova ricordare che il 31 dicembre prossimo scade la sentenza della Corte Costituzionale che spedisce sul satellite Rete4, priva di concessione governativa e fa di Rai3 un canale finanziato esclusivamente dal canone: due mosse che avrebbero l’effetto di ridimensionare l’attuale duopolio e ridistribuire risorse a nuove iniziative imprenditoriali.
La Legge Gasparri aggira questo vincolo ridefinendo la situazione complessiva del mondo editoriale-radio-televisivo. Rimane l'incompatibilità con la sentenza emessa dal più alto organismo giudicante italiano? Scontro e polemiche.
In ultima istanza, le opposizioni sperano, senza troppa convinzione, che Ciampi non firmi la legge.
Il messaggio alle Camere del Presidente, atto costituzionale del 23 luglio 2002, mette l'accento sul pluralismo e sul rischio di posizioni dominanti. La Legge Gasparri è ispirata ai criteri contenuti nel messaggio? Di nuovo scontro.
Nonostante qualche intoppo, il governo sembra in grado di far approvare una legge cruciale per i propri equilibri interni, delicata per il futuro del paese, e con evidenti lati oscuri.
Interessante il punto di vista dei professionisti dell’informazione.
“L'approvazione della Gasparri e della legge sul conflitto di interessi è davvero una pagina nera nella storia dell'informazione italiana e internazionale”. Sono le parole di Serventi Longhi, il segretario generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana.


Simone Seri
17/10/2003

Testo integrale della legge al 24 luglio 2003
http://italy.peacelink.org/dossier/docs/45-1085_gasparri.pdf
Da lì non ha subito modifiche sostanziali, anzi è rimasta intatta nei suoi “nodi principali”.

Appello di personalità ed associazioni varie sul sito della FNSI
http://www.fnsi.it/Documento_Appello.htm
(e in home page c’è un link coi risvolti delle ultime votazione e un commento dell’USIGRAI).

 


 

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ControCorrente è a cura di Giorgio Bozzetti e Ivan Perozzi. Tutti gli articoli presenti sono esenti da copyright e possono essere copiati, trascritti, rivisitati, commentati e linkati liberamente, previo avviso all'autore dell'articolo.