Dall'11 settembre 2001, giorno dell'orribile attentato compiuto contro le Twin Towers di New York, nel cuore dell'Impero globale, si è sempre più evidenziato un dato certo ed inoppugnabile, una verità che, per quanto possa apparire cinica ed amara, è assolutamente inconfutabile.
Come gli avvenimenti immediatamente successivi hanno dimostrato ed in seguito anche gli eventi a noi più prossimi hanno confermato, quell'efferato crimine perpetrato contro l'umanità, quell'abominevole eccidio di massa – tanto per chiarire la mia opinione -, ha fornito l'occasione più propizia per produrre nuove, immense “fortune” economiche e politiche sulla scena planetaria.
Molto probabilmente, come si venne a sapere da attente indagini sui movimenti finanziari condotti nei giorni immediatamente precedenti al massacro contro il popolo statunitense (non contro il capitalismo nordamericano e mondiale, come si è voluto supporre ), il risvolto economico relativo alla formazione di ingenti profitti finanziari accumulatisi nelle settimane e nei mesi successivi all'attentato, suffraga un'ipotesi solo in apparenza folle o parossistica, secondo cui l'azione stragista non sia stata motivata da alcun intento di natura politico-ideologica, né da sentimenti etico-religiosi di ispirazione islamico-integralista, ma esclusivamente da ignobili finalità di segno affaristico.
Immagino che tali affermazioni possano suscitare reazioni di sdegno e scandalo tra i lettori, nella misura in cui rivelano una raccapricciante realtà, quella di un sistema economico rapace e criminale, articolato ed esteso su scala globale, un mostruoso apparato capitalistico-finanziario costruito su metodi scientifici di sfruttamento, di rapina e di estorsione, attuati a livello planetario.
Questo “nuovo ordine mondiale” permette a speculatori totalmente privi di scrupoli, di approfittare anche e soprattutto dei più atroci delitti e delle peggiori nefandezze – come l'attentato commesso a New York nel settembre 2001 -, per accumulare colossali “fortune” economiche, per rimpinguare i proventi capitalistici di pochi, potentissimi detentori delle ricchezze mondiali, depositari del dominio sull'economia imperiale planetaria, e perciò padroni del destino di tutti i popoli della Terra, un pianeta abitato da oltre sei miliardi di esseri umani, i due terzi dei quali vivono molto al di sotto della soglia della povertà, in particolare quasi due miliardi di individui si trovano al limite estremo della povertà, sopravvivendo a stento con meno di un euro al giorno!
Tale assetto del potere economico-politico strutturato su scala globale, favorisce quindi una crescente concentrazione delle ricchezze, nonché del controllo e delle decisioni politiche internazionali, nelle mani di minoranze sempre più ristrette, sempre più avide e corrotte, sempre più criminali e prepotenti, capaci di estorcere con la violenza, più o meno legale – vedi il caso Iraq -, le risorse materiali ed umane appartenenti ai popoli della Terra, ossia a miliardi di persone, e capaci di sottrarre, con l'inganno e l'astuzia, i risparmi di milioni e milioni di piccoli investitori e di semplici lavoratori in tutto il mondo, condannandoli alla fame ed alla miseria!
In altri termini, questo “ nuovo ordine globale” è costruito in modo tale da accrescere nel tempo le già gravissime sperequazioni e disuguaglianze sociali e materiali oggi esistenti, approfondendo il divario a forbice tra ricche minoranze sempre più ricche e potenti, da un lato, e dall'altro masse sempre più estese di poveri, destinate ad impoverirsi e disumanizzarsi sempre di più.
Con l'avvento della cosiddetta “globalizzazione economica”, ossia con l'ascesa e l'espansione a livello mondiale del mercato capitalistico, si è storicamente determinato un metodo di distribuzione delle ricchezze planetarie sempre più iniquo, irrazionale ed intollerabile per la stragrande maggioranza delle donne e degli uomini della Terra, con conseguenze e costi inimmaginabili per l'equilibrio e la distensione mondiali, vista anche la tendenza demografica di natura esplosiva e destabilizzante che si registra nella realtà abnorme di continenti come l'Africa e l'Asia.
Sulla base del ragionamento fin qui sostenuto, si può senza dubbio asserire che con l'atto terroristico e criminale dell'11 settembre 2001, non abbiano nulla a che spartire, né la causa arabo-palestinese, né le rivendicazioni dei diseredati della Terra, né il fondamentalismo religioso di matrice islamica, né l'antiamericanismo ideologico, né altre ragioni che sono senz'altro più nobili, bensì soltanto il folle e spietato cinismo degli affari, l'arroganza e la perversione di un sistema economico privo di moralità e di ideali, l'avidità e la voracità di un capitalismo mondiale scevro di umanità e sprovvisto di un minimo di razionalità etica, mosso esclusivamente da una logica ferrea e feroce costituita dalle ragioni del profitto e del business finanziario.
Si pensi, ad esempio, alla guerra in Iraq e alle sue cause, siano esse ipotetiche, reali o dichiarate.
In quella tragica vicenda, la principale “colpa” di Saddam Hussein non è stata tanto quella di essere un dittatore feroce e sanguinario, come veniva sbandierato dalla propaganda bellicista anglo-americana e come in effetti egli è stato, bensì quella di aver convertito in euro, all'incirca due anni e mezzo fa, ingenti riserve statali di petrodollari, un “reato” assolutamente grave ed imperdonabile per i padroni ( pochi ) e per i servi (tantissimi ) dell'Impero monetario del dollaro statunitense, il cui primato, quando viene meno la spinta motrice dell'economia e della politica, viene sorretto e rilanciato da una devastante forza militare!
Inoltre, non sono da sottovalutare le ragioni connesse al controllo e al possesso delle risorse petrolifere e di altre preziose materie prime di cui l'Iraq è uno dei principali paesi produttori, nonché l'enorme importanza che l'Iraq riveste per la sua centralità territoriale in un'area strategicamente essenziale come quella del Golfo Persico, tra il Medio Oriente e l'Asia centro-orientale. Per molti anni il regime tirannico di Saddam ha costituito un fedele bastione dell'occidente a presidio di un'area che nel lontano 1979 fu destabilizzata dalla rivoluzione khomeinista, esercitando un ruolo funzionale agli obiettivi economico-politici nordamericani.