Il 4 marzo si è svolta
in tutta Italia una giornata di mobilitazione e protesta contro
il disegno di legge Moratti,
ennesima riforma (in peggio) del settore universitario italiano.
Si pensava
di aver già toccato il fondo con la famigerata riforma Zecchino
(quella del 3+2...), che pretendeva di eliminare l'annoso problema
degli studenti fuoricorso riducendo di un anno la durata del corso
di studi mentre si lasciava sostanzialmente inalterato il numero
degli esami da sostenere nel corso dei tre anni, ma, come si dice,
il peggio non è mai morto...
Il ddl Moratti oltre
a svalutare ulteriormente il sistema universitario italiano
(mi riferisco, ovviamente, all'università pubblica), favorendo
di fatto una sempre più marcata distinzione tra università di
serie A e B attraverso il taglio dei finanziamenti agli istituti
pubblici, mira ad una ulteriore precarizzazione della figura del
riceratore universitario e all'istituzione di un'università in
cui il sapere viene ridotto ad uno scialbo nozionismo finalizzato
esclusivamente alle esigenze delle imprese, eliminando nella pratica
quello spirito critico che dovrebbe caratterizzare l'ambito
e l'istruzione accademica.
La mattina del 4
marzo, all'interno delle varie facoltà della "Sapienza", hanno
avuto luogo diverse assemblee tra docenti, ricercatori e studenti,
confluite poi nell'assemblea di Ateneo che si è svolta
nell'Aula Magna del Rettorato (dove fino a poco prima era in
corso una lezione della facoltà di Giurisprudenza nonostante
fosse stato proclamato il blocco della didattica...), occupata
per l'intera giornata di protesta. Positiva, a mio avviso, è stata
la presenza all'assemblea generale anche di numerosi studenti,
perchè questo ddl non riguarda in prima persona solo i
ricercatori e coloro che intendono intraprendere la "carriera
universitaria"una volta conseguita la laurea, bensì TUTTI
gli studenti dell'Ateneo, dato che, come è stato ricordato
da più parti nel corso dell'assemblea, una svalutazione
della ricerca ha come conseguenza diretta la svalutazione del
sapere universitario, non essendo a parer mio possibile
concepire una didattica che non si avvalga del supporto della
ricerca.
Ricerca che incontra
sempre maggiori difficoltà, poiché prospetta a chi
sceglie questa strada almeno 15-20 anni di precariato sui 35 necessari
per raggiungere la pensione, con uno stipendio, ha ricordato il
leader dei COBAS Piero Bernocchi, che spesso si aggira sui 6-7
euro l'ora.
Questa riforma (che,
ricordiamolo, non è troppo dissimile dalla precedente
riforma Berlinguer) lungi dal poter essere considerata innovativa ci
riporta indietro di almeno 50 anni, minando alla base la possibilità di
poter attuare una vera analisi critica da parte sia degli studenti
che degli stessi docenti, precludendo ai più uno sviluppo
plurale della conoscenza; riduce inoltre il valore della conoscenza
ad interessi di parte, collegando in modo sempre più stretto
l'esistenza stessa di molti filoni di ricerca (pensiamo soprattutto
alle facoltà scientifiche) alla loro profittabilità a
breve termine sui mercati, favorendo nei fatti un processo
di uniformazione del sapere; in ultima istanza sacrifica, se non
annulla, la possibilità di una larga partecipazione
al processo di costruzione delle conoscenze, riservandola ad un
ristretto numero di soggetti.
Nel corso dell'assemblea si è anche
discusso di come portare queste istanze all'esterno dell'ambito
universitario, senza affidarsi a persone che non hanno alcuna competenza della
materia, (come invece è successo nel corso della trasmissione "Ballarò" di
qualche settimana fa, in cui chi veniva contrapposto al ministro
Moratti aveva, nel migliore dei casi, una scarsa conoscenza
della situazione universitaria), allargando il discorso alla generale
precarizzazione del mondo del lavoro.
Da più parti è stata
poi espressa l'esigenza di unire la lotta all'interno del mondo
universitario con quella del mondo della scuola, dato che l'attacco
del ministro riguarda tutto il settore della pubblica istruzione,
dalla scuola materna all'università; a questo proposito è stata
annunciata la partecipazione dell'Ateneo alla manifestazione nazionale
che si terrà a Roma il prossimo 26 marzo.
Flavia
Mosca
05/03/2004